Esperto d'Arte

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Il blog tratta argomenti legati al mondo dell'arte, in particolare alle attività svolte da Orizzonte contemporaneO in ambito di perizie, expertise, inventari, condition report, nonché alle mostre organizzate e in programma, e a cosa offre il panorama dell'arte contemporanea.

Art bites | Alessandra Lanzafame

ContemporaneitàPosted by Marina Ciangoli 29 Oct, 2016 11:16
L'artista proposta viene dal catanese, e ha scelto da diversi anni la fotografia come suo medium espressivo: vi parlo di Alessandra Lanzafame. Formatasi allo IED di Roma, il cui progetto di laurea Mad in Italy è stato pubblicato su Repubblica nel 2012, Alessandra Lanzafame porta a galla un tormento interiore giocato su presenze fantasmiche dell'Io, che si riversano sulle inquietudini collettive taciute, se non assopite, legandosi a doppio filo con chi osserva le sue immagini fugaci. Se l'Io è per lo più rarefatto, sfuggente come un soffio, effimero come una lacrima che penetra nell'epidermide, le scene apparecchiate ad arte dalla fotografa, appaiono concrete e definite, in perfetto e antitetico equilibrio con la fragilità interiore. Attualmente sta lavorando ad un progetto che prevede una commistione tra fotografia e pittura con la collega e amica Elisa Anfuso, per la quale posa come modella per i suoi quadri, dal titolo (In)conscia veritas. L'opera qui proposta fa parte della serie Autoscatti dell'anima - il non luogo, e si distingue per la sua vena cinematografica d'altri tempi, quasi fosse un poetico fotogramma rubato ad un film muto di inizio Novecento.




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Il collezionismo d’arte non è roba per poveri: un falso mito da sfatare – II parte

Aste e CollezionismoPosted by Marina Ciangoli 12 Oct, 2016 12:04
Acquistare arte emergente è una validissima e auspicabile soluzione per diventare collezionisti anche per i comuni mortali. I costi di opere di artisti emergenti sono relativamente contenuti, il range di riferimento va da cifre iniziali di circa 2-3 mila euro, fino a cifre che si aggirano intorno ai 20 mila euro e non oltre. E questo se parliamo di pezzi unici, le cifre sono ancora più abbordabili se nel bacino dei possibili acquisti consideriamo i multipli (stampe, fotografie, …) o disegni preparatori, schizzi,… A ben pensarci, senza seguire alla lettera l’esempio dei Vogel (Il collezionismo d’arte non è roba per poveri: un falso mito da sfatare - I Parte ), si può considerare di destinare anche solo 5-6 mila euro l’anno per acquistare 2 o 3 opere, e costituire così nel tempo una propria collezione, che nell’arco di 5-10 anni può rappresentare un sensibile incremento economico rispetto all’investimento iniziale. E se non acquistate per lucro, avrete allora una mappa personalizzata di ciò che accade nel mondo dell’arte e di come si evolve il vostro gusto.

Ma se l’arte contemporanea proprio non vi aggrada, e preferite circondarvi di scene sacre, mitologiche, ritratti di nobili e paesaggi antichi, c’è un’altra valida strada da percorrere: l’acquisto di opere di autori minori, scuole e seguaci. Le opere cosiddette minori, accezione di per sé dequalificante, sono in realtà una folta selva di piccoli gioielli. E non è detto che un autore “minore” non venga rivalutato e riscoperto nel tempo, emblematico in tal senso è il caso di Caravaggio, riportato alla luce e al suo giusto posto soprattutto grazie all’intervento dello storico dell’arte Roberto Longhi, dopo più di due secoli di silenzio ed oblio.Non si tratta qui di accontentarsi, ma di saper vedere qualità e bellezza al di là della risonanza dei nomi storicamente accreditati e di mercato, perché vi assicuro che c’è. Qualche rapido esempio?

Qualche mese fa sul blog ho pubblicato un articolo sugli Old Master in asta da Sotheby's (Collezione per tutti: gli Old Masters della maison Sotheby's) e vi erano proposti lotti davvero interessanti e in molti casi alla portata dei più. Faccio giusto qualche esempio. Un'opera di pregio può essere rappresenta da Uomo seduto con pipa dell'olandese Abraham Diepraem, un olio su tavola del XVII secolo, un buon esempio stilistico di scena quotidiana dall'impronta psicologica rilevante. Il prezzo d'asta? Meno di 5.000 euro. Per spostarci in area sacra, nel vivace richiamo della nostra tradizione pittorica, un aspirante collezionista, potrebbe optare per un'opera della cerchia di un maestro, come l'autore di questa Noli me tangere, riferibile alla cerchia di Paolo Veronese, venduta da Sotheby's per circa 12.000 euro. Nonostante non sia dipinta da un maestro, l'opera è di buona fattura, con un buon livello qualitativo sia da un punto di vista esecutivo che d’intenzione espressiva. Se si è amatori di paesaggi, ci si può orientare su un autore quale Moses Matheusz van Uyttenbroeck e portarsi a casa con un investimento di 3.000 euro un Passaggio con baccanti danzanti, una pregiata tavola dipinta ad olio del XVII secolo.


E gli esempi potrebbero continuare davvero ad oltranza (e tornerò sull'argomento), basta solo lasciarsi guidare dalla propria inclinazione al collezionismo d’arte, laddove esistente, affidandosi al proprio istinto o facendosi seguire da un esperto del settore che si occuperà di soddisfare al meglio le vostre esigenze.







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Punctum: Salvatore Alessi

ContemporaneitàPosted by Marina Ciangoli 13 Sep, 2016 17:21
Dopo la pausa estiva, il blog torna ad occuparsi, fra i suoi vari argomenti, di contemporaneità e talenti odierni.
Quest'oggi segnalo un eclettico pittore siciliano, che trae ispirazione da diversi mondi. Formatosi a Palermo come scenografo, in seguito sviluppa un'arte dall'humus fortemente cinematografico, che si distende e in un tappeto d'immagini dall'atmosfera sospesa e accattivante.
Collabora con diverse gallerie di Roma e New York ed ha presenziato alla 54° Biennale di Venezia del 2011.
L'opera qui proposta è un olio su tela di grande formato del 2010, dal titolo Ecce broker.

Punctum: l'imperturbabilità degli affaristi....







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Dieci motivi per scegliere il nostro corso di scrittura creativa

Servizi & AttivitàPosted by Marina Ciangoli 05 Sep, 2016 11:58
Possono esserci svariati motivi per decidere di seguire un corso, nel nostro caso di scrittura creativa. In ambito artistico non bisogna scadere nell'ingenuità di credere che chi organizza un determinato corso d'ambito artistico e creativo, voglia in qualche modo avere la pretesa di insegnare il talento. Piuttosto, un corso, che sia di scrittura, pittura, fotografia, cucina o quant'altro deve puntare a dare autonomia e padronanza sulla tecnica e la creatività che l'aspirante scrittore deve possedere.
La parola chiave allora, nel nostro caso, vuole essere consapevolezza.
Di seguito, i dieci motivi per seguire il nostro corso di scrittura creativa:

1) In talento non si insegna, questo è chiaro. Il nostro corso ha lo scopo di dare struttura, consapevolezza e ordine al talento, e a farlo emergere laddove latente.
2) Insegnare ad evitare i più comuni errori dello scrittore alle prime armi, e le ingenuità e i dilettantismi in generale.
3) Per scrivere non basta scrivere. E' un concetto "romantico", se non ingenuo, quello di pensare che la scrittura sia dar libero sfogo alle parole, o che sia un atto puramente istintivo. Un romanzo, un racconto, una sceneggiatura, una poesia, ha le sue regole, per quanto non si tratti di matematica, di modo da non essere in balia delle parole e rischiare di far smarrire il lettore nell'alto mare di pensieri senza struttura.
4) Il talento non si insegna, né lo si acquisisce tramite un corso, ma la tecnica e come padroneggiarla si. E la tecnica è lo strumento per sfruttare con professionalità le proprie doti.
5) Il costo vantaggioso.
6) L'insegnate del nostro corso di scrittura creativa è la scrittrice Sara Rattaro, con alle spalle diversi romanzi pubblicati con varie case editrici, fra cui la Garzanti. che ha deciso negli ultimi anni di scommettere su di lei. Ha vinto svariati premi letterari, fra cui il prestigioso Premio Bancarella nel 2015, uno fra i riconoscimenti più ambiti e di rilievo del panorama letterario.
7) Innumerevoli scrittori di successo hanno frequentato e poi anche tenuto un corso di scrittura creativa, fra cui:Francis Scott Fitzgerald, Iosif Aleksandrovich Brodsky, Jack Kerouac, Raymond Carver, Bret Easton Ellis, Raul Montanari e Alessandro Baricco, solo per citarne alcuni.



8) Imparare a confrontarsi con se stessi e gli altri (corsisti) è un processo di auto-scoperta, step basilare per crescere e sviluppare le proprie potenzialità.
9) Altrettanto basilare è imparare a dare corpo e concretezza alla propria fantasia e immaginazione avendone il controllo.
10) Dare spazio alle passioni equivale a prendersi cura di sé... e non si può mai sapere dove esse ci condurranno se unite alla costanza e perseveranza...


Per tutte le info sul Corso di Scrittura Creativa segui il link: http://orizzontecontemporaneo.it/corsi/corso-di-scrittura-creativa-roma.html







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Il figlio del tuono

Scritti d'artePosted by Marina Ciangoli 25 Jul, 2016 10:36

È quasi doveroso parlare di questa figura sacra, santo patrono di tutti coloro che si incamminano verso un viaggio adempiuto fisicamente, ma che è profonda metafora del viaggio spirituale e interiore che ogni buon cristiano è chiamato a compiere, nel corso della sua vita terrena. Soprannominato da Cristo stesso “figlio del tuono”, San Giacomo Maggiore, tra gli apostoli prediletti di Gesù, è il primo fra essi a portare il pesante primato di martire, ma soprattutto a dare dimora ad una delle mete del pellegrinaggio della cristianità fin dal medioevo. È nella cittadina nella rigogliosa e verdeggiante regione della Galizia, nel nord-ovest della Spagna, che sorge l’imponente cattedrale gotica di Santiago de Compostela, nel punto in cui sarebbero state ritrovate le spoglie del santo, in seguito ad una visione luminosa - da qui campus stellae, ovvero “campo stellato”, contratto poi in Compostela -, giunte fino alle coste spagnole a seguito del trafugamento del corpo, da parte dei discepoli dell’Apostolo martire.


Nell’iconografia della storia dell’arte, la rappresentazione di San Giacomo, si diffonde ampiamente, effigiato da diversi e importanti artisti nel corso dei secoli. Ci soffermiamo, su una delle versioni dipinte tra il 1630 e il 1635 dal pittore spagnolo, naturalizzato italiano, Jusepe de Ribera, detto Lo Spagnoletto.

Eccolo qui, si direbbe un uomo qualunque, dallo sguardo languido, compassionevole, persino rammaricato, in assoluta empatia con lo spettatore-pellegrino, con coloro, i fedeli, che spesso vivevano una condizione di estrema indigenza ed emarginazione.

Nell’estrema mimesis, d’impostazione caravaggesca, il San Giacomo di Ribera, palesa la sua esperienza pittorica in un momento privo d’aneddoto: nessuna scena si svolge, non ci sono personaggi di contorno, non c’è ambientazione paesaggistica: il santo è in rapporto prossemico con il fruitore, non vuole essere contemplato, osservato quale personaggio sacro, ma come dialogante costante e diretto, nell’intima religiosità domestica, quotidiana.

A distinguerlo dall’uomo comune, ci pensano i tipici attributi del santo, l’immancabile bastone del pellegrino, e in particolar modo, la peculiare conchiglia appuntata sulla veste, simbolo legato ai peregrinanti e, secondo la tradizione più accreditata, associato al rito del bruciare, spingendosi verso le coste, gli abiti consunti dal cammino e del rinfrancarsi dal viaggio cibandosi della capasanta, di cui conservavamo la conchiglia come ricordo e testimonianza del pellegrinaggio appena concluso.

L’opera di Ribera fu successivamente acquisita da Carlo IV di Spagna, per poi essere esposta nelle sale del Museo del Prado, dove tutt’oggi può essere ammirata.



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Punctum: Diego Cerero Molina

ContemporaneitàPosted by Marina Ciangoli 28 Jun, 2016 11:45
Protagonista quest'oggi dello spazio "Contemporaneità" è un talentuoso under 30 al secolo Diego Cerero Molina, nato nella provincia di Huelva, non lontano da Siviglia dove ora vive e lavora. La sua pittura, caratterizzata da un'estroversa e sagace espressività, si lancia in arditi scorci e diagonalità che ne accentuano la comunicazione e la relazione tra i soggetti, argutamente pizzicati nella loro punta di follia, e lo spettatore che ne rimane inevitabilmente travolto dalla visione.Nonostante la giovane età, Diego espone già da tempo in gallerie e fiere europee e collabora stabilmente con la Galleria Russo di Roma e Istanbul. L'opera proposta s'intitola Life Remote Control, un olio su tela del 2013.

Punctum: il pensiero bizzarro dietro lo sguardo.



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Punctum: Slava Fokk

ContemporaneitàPosted by Marina Ciangoli 22 Jun, 2016 11:51
Di quale artista si parla oggi? Di Slava Fokk, pittore russo, classe 1976, ma che vive ormai da anni negli Stati Uniti, prima in una cittadina dell'Arizona, e ora a Los Angeles. Ha frequentato il prestigioso Krasnodar Art College e alla fine degli anni '90, l'opera con la quale si diploma, The last Filobus, viene giudicata l'opera migliore degli ultimi 20 anni della scuola. La sua è una pittura assolutamente personale e riconoscibile, ricca di echi provenienti dal passato, come possono essere l'Art Déco e il Surrealismo, non scadendo mai nella mera imitazione. Tra i suoi miti troviamo Otto Dix e Jan Van Eyck.
L'opera proposta è del 2013 e porta il titolo di Black iris.

Punctum: il candore surreale








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Racconti d’arte | Intervista a Gigino Falconi

ContemporaneitàPosted by Marina Ciangoli 17 Jun, 2016 11:26
Va fatta una doverosa premessa. Quest'intervista fu condotta nel corso del 2010, ma la voglio riproporre oggi, a distanza di tempo, sia in segno di stima per questo Maestro della pittura e sia perché dal racconto di sé emergono tematiche tutt'ora attuali sul sistema dell'arte, e perché fornisce un punto di vista molto netto, che sia o meno condivisibile. Come sempre sta al lettore leggere, meditare, elaborare, e costruirsi un proprio pensiero.

Buona lettura!

Durante la sua carriera ha avuto modo di conoscere personalità importanti e anche di collaborare con loro. Fra questi c’è stato il noto cantautore canadese Leonard Cohen: cosa ricorda di quell’incontro, come è nata la collaborazione e su cosa vertevano le opere intitolate Two Views che ha dedicato al lavoro di Cohen?

Si accorgerà, leggendo questo mio scritto, che non posso rispondere alle sue domande in maniera pertinente, ma devo prendere spunto da esse per parlare di me come pittore. GLI INCONTRI che ho avuto nell'arco della mia vita d'autore sono
stati innumerevoli, ma non hanno lasciato nessuna traccia e non mi va di parlarne perché li trovo irrilevanti per il mio lavoro e per la mia vita.

Anche se attento a ciò che accade nel mondo vivo da solo, distaccato da tutto, particolarmente lontano dalle istituzioni e dalla politica. Gli incontri che mi hanno fatto crescere e a cui mi sono legato sono stati quelli con quei personaggi che hanno arricchito la storia dell'arte con straordinario impegno, molti del passato e pochi di oggi. Loro sono vissuti lontani o senza la presenza di quei dannati nevrotici pseudo-intellettuali che rispondono alla definizione di critici che, con il loro operato, hanno creato solo disastri, basta pensare a De Chirico.

Anche se a lei si sono interessati diversi critici e più o meno noti non ha mai partecipato ad eventi artistici quali la Biennale di Venezia o la Quadriennale di Roma. Dipende da una sua scelta, dal tipo di mercato o da altro ancora?

Per rendersene conto, è opportuno osservarli all'opera come curatori delle edizioni delle biennali e quadriennali. Ho osservato spesso i danni che hanno arrecato all'arte, sperperando, con indifferenza e incoscienza rilevanti somme di denaro pubblico e, proprio come cittadino mi sento offeso. Come autore non sono stato mai invitato a queste due manifestazioni perché penso che avrei dato loro fastidio in quanto improponibile per i loro piani, come alcuni altri miei colleghi che hanno le mie stesse caratteristiche. Purtroppo questi signori non hanno memoria storica e mancano di quella sensibilità artistica necessaria a comprendere l'arte e si sono coalizzati in un'armata di folli deliranti atta soltanto alla distruzione di quanto rimaneva dopo l'operazione di sfascio perpetrata dal "genio" di Picasso e accecati dal loro esasperato protagonismo. Parlare di arte è un impegno troppo grosso, è necessario che si abbiano quel fuoco che brucia dentro e quella certa sensibilità che aiuta gli autori a percepire le emozioni fondamentali per la creazione di quei grandi capolavori di cui l'arte ha bisogno.

Quali sono i suoi miti ed eroi sia fra gli artisti, sia in altri ambiti culturali (scrittori, registi, musicisti ecc...)?

Negli anni settanta sono passato dal dramma urlato a quello dei silenzi e sono stato influenzato, da certe letture di Kafka, Pirandello, Dante, Shakespeare, D'Annunzio, narratori russi, e alcuni film di Bergman e Visconti. Per me dipingere è come respirare, l'unica grande passione che porto avanti dall'infanzia.


Tra gli anni sessanta e gli anni settanta il suo modo di dipingere è cambiato radicalmente. In particolare attraggono l’attenzione quelli che i critici definiscono “tagli”, e il crescente realismo tecnico, ma sempre venato di un’atmosfera onirica e surreale. Quali sono stati i motivi del cambiamento? Quale o quali i motivi di svolta?

Nella mia ricerca non ci sono passaggi contrastanti tra loro, c'è sempre, tra i vari periodi, un filo sottile e indistruttibile, che li ha tenuti uniti che si chiama coerenza di una poetica. Negli anni sessanta è per me importante, nell'uscire dai lacci dell'informale, tenendomi lontano da certe mode, TROVARE UN MIO LINGUAGGIO. Nella mia vita ci sono tanti periodi legati al grande amore per l'arte non disgiunti dal mio essere uomo sempre alla ricerca dei valori assoluti tesi, nella sublimazione della materia, verso una poesia disperatamente spiritualizzata.

Trae le sue “storie” da fatti noti (I Rosenberg, il ventennio nero,...), dalla letteratura (Dante, Shakespeare, D’Annunzio...), ma più spesso le storie dipinte sembrano, e forse sono, frutto della sua invenzione, immaginazione, di storie che racconta a se stesso: da dove trae ispirazione?

Dipingo per cicli suggeriti dalle profonde emozioni che la vita mi porta a vivere.


Diversi critici si sono interessati all’opera Luce della Croce dedicata al santo Eugene De Mazenod. Mentre è riconoscibile la figura del santo, per via dei ritratti tramandati, risultano più misteriose le altre figure dei due giovani e della donna in ginocchio. Le va di parlare come nasce l’idea per questo grande trittico, dei personaggi e la scelta di un’ambientazione, si direbbe, apocalittica?

Il grande dipinto dedicato a S. Eugène De Mazenod, l'ho eseguito nel giro di un anno, su commissione degli Oblati di Pescara e la sua realizzazione è simbolica e rappresenta il sacrificio degli umili (gli schiavi che sono le immagini di mio figlio) sublimati dall'intervento del Santo sino alla loro purificazione (la fanciulla), mentre il cielo si va schiarendo da sinistra verso destra per illuminare il mondo attraverso un divino squarcio di azzurro sul buio dell'umanità.

Negli anni sessanta ha avuto modo di sperimentare un’arte più in voga e attuale per l’epoca. Poi negli anni settanta ha deciso di scegliere la strada di una pittura dai canoni più tradizionali. In quest’epoca dove l’arte sperimenta nuove forme e linguaggi, che posto occupa secondo lei l’arte figurativa? E come è vista nell’ambiente?

Ho avuto i miei momenti di avanguardia legati a quanto stava accadendo e quando, appena trentenne, attraverso l'Informale, sono giunto quasi alla tela bianca. È un momento di grande disperazione e confusione e tanta noia. Ho chiesto aiuto al disegno, che è una mia predisposizione naturale, e alla storia dell'arte. Il quattrocento nordico, il barocco seicentesco e la drammaticità di Caravaggio mi hanno illuminato, facendomi capire che per ricostruire quella che il novecento stava distruggendo bisognava tornare a dipingere, non in maniera tradizionale, ma con un linguaggio figurativo nuovo, collegato con il passato, con la consapevolezza che la vera arte non muore mai e non sarà mai fuori moda. Questo è un LAVORO DURO che continua ancora oggi. Chi lavora come me nella disperata ricerca di un'arte non datata, degna di questo nome, innovativa e personale soffre una grande solitudine perché va CONTROCORRENTE, E VIENE ACCURATAMENTE TENUTO LONTANO da quelle due suddette manifestazioni che seguono soltanto le mode.

Le biografie a lei dedicate raccontano che ha iniziato a dipingere intorno ai sedici anni. È una passione che aveva fin dall’infanzia o c’è stato un evento scatenante che l’ha portata a seguire questo nuovo desiderio e necessità d’espressione?

Ho disegnato sin dall'infanzia e ho iniziato a dipingere a sedici anni e, verso i venti anni, ho il mio primo amore per quel grande artista che era Modigliani che mi chiarisce certi meccanismi della pittura (in seguito ce ne saranno tanti altri di amori) e, subito
dopo ho iniziato la ricerca di una mia fisionomia.

Oltre alla pittura, che è anche il suo mestiere nella vita, ha altre passioni alle quali si dedica?

Per me non c'è distinzione tra la pittura religiosa e quella profana. L'arte, anche con i soggetti più disparati, è sacra e tende costantemente verso l'alto ed io, come nella pittura, pur vivendo di fronte al mare, penso sempre alle vette dello spirito e dei monti. Anche la scultura mi piace e, ogni tanto, mi avvicino a lei con la consapevolezza che è soltanto un simpatico hobby.







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