Esperto d'Arte

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Il blog tratta argomenti legati al mondo dell'arte, in particolare alle attività svolte da Orizzonte contemporaneO in ambito di perizie, expertise, inventari, condition report, nonché alle mostre organizzate e in programma, e a cosa offre il panorama dell'arte contemporanea.

Art bites | Gehard Demetz

ContemporaneitàPosted by Marina Ciangoli 18 Jan, 2017 12:11

E quest'oggi voglio portare la vostra attenzione su uno scultore che come pochi ha fatto della sua cifra artistica la sua riconoscibilità. Una parte essenziale, non da poco, è quella di far emergere spontaneamente, nel fruitore, la risposta alla domanda: di chi è quest'opera? Succede osservando le sculture di Gehard Demetz, che fa rimbalzare alla mente subito il suo nome. Nato in quel di Bolzano nel 1972, ha fatto del legno il suo medium principe, come vuole la tradizione altoatesina, ma utilizza altresì, con pari maestria il bronzo. Una tecnica figurativa precisa e curata nel dettaglio quella di Demetz, che fa del mondo infantile il suo soggetto prediletto. Ma la caratteristica che ha la stessa funzione della firma, dell'auto affermazione, è di certo l'utilizzo delle fessure che frastagliano la materia lignea scultorea. Lo spazio, dall'eco fontaniano, si interpola alla rappresentazione, istituendo un rapporto di continuità tra arte e vita, tra reale e rappresentazione. L'opera qui riportata è Gloomy Sunday una scultura in legno datata 2007.









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Art bites | Claudia Giraudo

ContemporaneitàPosted by Marina Ciangoli 07 Dec, 2016 11:41
Formatasi all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino l'artista proposta oggi è la pittrice Claudia Giraudo. È tra la tecnica raffinata, tra echi stilistici nordici e cinquecenteschi, e una precisa cifra simbolica che prende forma la grammatica artistica della torinese, laddove figure ritratte in vivide e articolate cromie si stagliano su fondi per lo più neutri dalla tonalità zenitale. L'opera proposta si intitola Doppio sogno, una grande tela dipinta con la tecnica ad olio, realizzata nel 2016. La figura chiave è la bambina bendata che tiene fra le mani una civetta, seduta alle spalle del suo doppio in posa speculare con in mano una palla da gioco e con lo sguardo traverso, penetrante e vagamente oscuro rivolto verso lo spettatore. La civetta simbolo della chiaroveggenza e della sapienza non a caso è tra le mani della bambina bendata come a dichiarare una visione e conoscenza interiore senza la frapposizione e mediazione dei sensi.





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Una luce sul mondo

Scritti d'artePosted by Marina Ciangoli 05 Nov, 2016 12:21

Erwin Olaf vuol dire fotografia. È tra i più stimati esponenti della fotografia contemporanea, grazie alla sua cifra stilistica immediatamente riconoscibile, ad una poetica ben delineata, senza virtuosismi vuoti, e ad un’invidiabile conoscenza del mezzo tecnico fotografico.
Nasce nel 1959 a Hilversum in Olanda, ed è studiando alla Scuola di Giornalismo di Utrecht che si accosta alla fotografia. Ma non è il reportage la strada da battere per il giovane Olaf. L’aderenza alla realtà, tipica del linguaggio di reportage, non è in diretta continuità con la sua sensibilità artistica, che lo porta piuttosto a scovare e rimestare ciò che sobbolle e soggiace nella propria interiorità. Dal grado zero della fotografia, si sposta allora verso la messa in scena, vira in una realtà altra che subentra alla nostra, quasi fosse una mise en abyme. Anche se è ben dichiarato l’intento di Olaf di portare in scena e davanti l’obiettivo la propria realtà interiore, resta un sottile margine di instabilità tra ciò che vediamo, così reale e vissuto nella quotidianità di ognuno di noi, e quella sua tipica atmosfera straniante, mediata dall’uso della luce che è la chiave di volta, il fulcro e cuore pulsante di tutta la produzione artistica dell’olandese. Senza quella luce non ci sarebbe Erwin Olaf.
Quello che indaga Olaf con la sua ricerca artistica, non contempla solo i propri stati d'animo, ma anche ciò che la sua interiorità filtra del mondo esterno. Olaf in diverse interviste dichiara che spesso trae ispirazione dal divano di casa, guardando brutti programmi alla TV. Le incoerenze, le brutture, i taboo sono fonte d'ispirazione per i suoi lavori. Tra le serie da annoverare ci sono Hotel room, Grief, Hope, Key Hole e la recente Light. Una delle serie più riuscite e che più ha fatto discutere è stata senza dubbio Royal Blood del 2000, dove Olaf immortalava nei suoi scatti una serie di morti violente, di stampo ”regale”. Per chi si prende la briga di andare oltre il mero senso della vista, e non si lascerà impressionare da queste composizioni sanguinanti, avrà modo di scoprire un'analisi della nostra società ad opera di Olaf. Uno degli scatti più potenti, ritrae una rappresentazione della morte di Lady Diana.

La seduzione estetica di questa foto, e in genere di questa serie, trae forza e vigore dal messaggio lanciato dal fotografo: la nostra società venera la violenza, è ovunque, ma è un argomento di cui si discute solo superficialmente. Basta guardare un film dei nostri amici yankee: girare una scena violenta o girare una scena conviviale, spesso, è la stessa cosa! Nello specifico poi, la serie parla di quella morbosa fascinazione che sta attorno alle morti violente delle celebrità, in questo caso di personaggi della storia che hanno detenuto un qualche potere. E non c'è potere senza sangue versato, sangue che, lo si può tranquillamente interpretare come simbolo della Storia.
Non può che essere apprezzabile il gioco di contrasti, retto ad arte dall'opposizione tra la crudezza del contenuto e la bellezza irreale e perfetta della forma.

Spostandoci nel mercato dell’arte, Olaf si comporta più che bene, tenendo conto che la fotografia è un segmento a sé e considerato un genere “minore”. E questo va visto come un grosso vantaggio per gli amanti della fotografia, che possono aggiudicarsi buoni pezzi di interessati autori sia viventi che del passato.
Suoi top price provengono dalla serie Hope del 2005 e Grief del 2007.
In vetta troviamo il 4° esemplare di una tiratura di 10, intitolato The Hallway from Hope una stampa Lambda, montata con il metodo Diasec, che misura 119,7 x 171,5 cm, venduta dallamason Phillips per 34.663 euro nell’ottobre del 2014. A seguire in classifica troviamo Troy (Portrait) dalla serie Grief, una stampa Lambda di 132 x 99,7 cm datata 2007, proveniente da una collezione londinese aggiudicata, sempre da Philips, per 20.932 euro nel novembre del 2011. Medaglia di bronzo per un’altra fotografia della serie Hope, una stampa cromogenica, 2° esemplare di una tiratura di 10, dal titolo Hope 5 battuta all’asta da Chriestie’s per una cifra di 27.416 euro nell’ottobre del 2009 che misura 121,9 x 121,9 cm.



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Art bites | Alessandra Lanzafame

ContemporaneitàPosted by Marina Ciangoli 29 Oct, 2016 11:16
L'artista proposta viene dal catanese, e ha scelto da diversi anni la fotografia come suo medium espressivo: vi parlo di Alessandra Lanzafame. Formatasi allo IED di Roma, il cui progetto di laurea Mad in Italy è stato pubblicato su Repubblica nel 2012, Alessandra Lanzafame porta a galla un tormento interiore giocato su presenze fantasmiche dell'Io, che si riversano sulle inquietudini collettive taciute, se non assopite, legandosi a doppio filo con chi osserva le sue immagini fugaci. Se l'Io è per lo più rarefatto, sfuggente come un soffio, effimero come una lacrima che penetra nell'epidermide, le scene apparecchiate ad arte dalla fotografa, appaiono concrete e definite, in perfetto e antitetico equilibrio con la fragilità interiore. Attualmente sta lavorando ad un progetto che prevede una commistione tra fotografia e pittura con la collega e amica Elisa Anfuso, per la quale posa come modella per i suoi quadri, dal titolo (In)conscia veritas. L'opera qui proposta fa parte della serie Autoscatti dell'anima - il non luogo, e si distingue per la sua vena cinematografica d'altri tempi, quasi fosse un poetico fotogramma rubato ad un film muto di inizio Novecento.




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Il collezionismo d’arte non è roba per poveri: un falso mito da sfatare – II parte

Aste e CollezionismoPosted by Marina Ciangoli 12 Oct, 2016 12:04
Acquistare arte emergente è una validissima e auspicabile soluzione per diventare collezionisti anche per i comuni mortali. I costi di opere di artisti emergenti sono relativamente contenuti, il range di riferimento va da cifre iniziali di circa 2-3 mila euro, fino a cifre che si aggirano intorno ai 20 mila euro e non oltre. E questo se parliamo di pezzi unici, le cifre sono ancora più abbordabili se nel bacino dei possibili acquisti consideriamo i multipli (stampe, fotografie, …) o disegni preparatori, schizzi,… A ben pensarci, senza seguire alla lettera l’esempio dei Vogel (Il collezionismo d’arte non è roba per poveri: un falso mito da sfatare - I Parte ), si può considerare di destinare anche solo 5-6 mila euro l’anno per acquistare 2 o 3 opere, e costituire così nel tempo una propria collezione, che nell’arco di 5-10 anni può rappresentare un sensibile incremento economico rispetto all’investimento iniziale. E se non acquistate per lucro, avrete allora una mappa personalizzata di ciò che accade nel mondo dell’arte e di come si evolve il vostro gusto.

Ma se l’arte contemporanea proprio non vi aggrada, e preferite circondarvi di scene sacre, mitologiche, ritratti di nobili e paesaggi antichi, c’è un’altra valida strada da percorrere: l’acquisto di opere di autori minori, scuole e seguaci. Le opere cosiddette minori, accezione di per sé dequalificante, sono in realtà una folta selva di piccoli gioielli. E non è detto che un autore “minore” non venga rivalutato e riscoperto nel tempo, emblematico in tal senso è il caso di Caravaggio, riportato alla luce e al suo giusto posto soprattutto grazie all’intervento dello storico dell’arte Roberto Longhi, dopo più di due secoli di silenzio ed oblio.Non si tratta qui di accontentarsi, ma di saper vedere qualità e bellezza al di là della risonanza dei nomi storicamente accreditati e di mercato, perché vi assicuro che c’è. Qualche rapido esempio?

Qualche mese fa sul blog ho pubblicato un articolo sugli Old Master in asta da Sotheby's (Collezione per tutti: gli Old Masters della maison Sotheby's) e vi erano proposti lotti davvero interessanti e in molti casi alla portata dei più. Faccio giusto qualche esempio. Un'opera di pregio può essere rappresenta da Uomo seduto con pipa dell'olandese Abraham Diepraem, un olio su tavola del XVII secolo, un buon esempio stilistico di scena quotidiana dall'impronta psicologica rilevante. Il prezzo d'asta? Meno di 5.000 euro. Per spostarci in area sacra, nel vivace richiamo della nostra tradizione pittorica, un aspirante collezionista, potrebbe optare per un'opera della cerchia di un maestro, come l'autore di questa Noli me tangere, riferibile alla cerchia di Paolo Veronese, venduta da Sotheby's per circa 12.000 euro. Nonostante non sia dipinta da un maestro, l'opera è di buona fattura, con un buon livello qualitativo sia da un punto di vista esecutivo che d’intenzione espressiva. Se si è amatori di paesaggi, ci si può orientare su un autore quale Moses Matheusz van Uyttenbroeck e portarsi a casa con un investimento di 3.000 euro un Passaggio con baccanti danzanti, una pregiata tavola dipinta ad olio del XVII secolo.


E gli esempi potrebbero continuare davvero ad oltranza (e tornerò sull'argomento), basta solo lasciarsi guidare dalla propria inclinazione al collezionismo d’arte, laddove esistente, affidandosi al proprio istinto o facendosi seguire da un esperto del settore che si occuperà di soddisfare al meglio le vostre esigenze.







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Punctum: Salvatore Alessi

ContemporaneitàPosted by Marina Ciangoli 13 Sep, 2016 17:21
Dopo la pausa estiva, il blog torna ad occuparsi, fra i suoi vari argomenti, di contemporaneità e talenti odierni.
Quest'oggi segnalo un eclettico pittore siciliano, che trae ispirazione da diversi mondi. Formatosi a Palermo come scenografo, in seguito sviluppa un'arte dall'humus fortemente cinematografico, che si distende e in un tappeto d'immagini dall'atmosfera sospesa e accattivante.
Collabora con diverse gallerie di Roma e New York ed ha presenziato alla 54° Biennale di Venezia del 2011.
L'opera qui proposta è un olio su tela di grande formato del 2010, dal titolo Ecce broker.

Punctum: l'imperturbabilità degli affaristi....







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Dieci motivi per scegliere il nostro corso di scrittura creativa

Servizi & AttivitàPosted by Marina Ciangoli 05 Sep, 2016 11:58
Possono esserci svariati motivi per decidere di seguire un corso, nel nostro caso di scrittura creativa. In ambito artistico non bisogna scadere nell'ingenuità di credere che chi organizza un determinato corso d'ambito artistico e creativo, voglia in qualche modo avere la pretesa di insegnare il talento. Piuttosto, un corso, che sia di scrittura, pittura, fotografia, cucina o quant'altro deve puntare a dare autonomia e padronanza sulla tecnica e la creatività che l'aspirante scrittore deve possedere.
La parola chiave allora, nel nostro caso, vuole essere consapevolezza.
Di seguito, i dieci motivi per seguire il nostro corso di scrittura creativa:

1) In talento non si insegna, questo è chiaro. Il nostro corso ha lo scopo di dare struttura, consapevolezza e ordine al talento, e a farlo emergere laddove latente.
2) Insegnare ad evitare i più comuni errori dello scrittore alle prime armi, e le ingenuità e i dilettantismi in generale.
3) Per scrivere non basta scrivere. E' un concetto "romantico", se non ingenuo, quello di pensare che la scrittura sia dar libero sfogo alle parole, o che sia un atto puramente istintivo. Un romanzo, un racconto, una sceneggiatura, una poesia, ha le sue regole, per quanto non si tratti di matematica, di modo da non essere in balia delle parole e rischiare di far smarrire il lettore nell'alto mare di pensieri senza struttura.
4) Il talento non si insegna, né lo si acquisisce tramite un corso, ma la tecnica e come padroneggiarla si. E la tecnica è lo strumento per sfruttare con professionalità le proprie doti.
5) Il costo vantaggioso.
6) L'insegnate del nostro corso di scrittura creativa è la scrittrice Sara Rattaro, con alle spalle diversi romanzi pubblicati con varie case editrici, fra cui la Garzanti. che ha deciso negli ultimi anni di scommettere su di lei. Ha vinto svariati premi letterari, fra cui il prestigioso Premio Bancarella nel 2015, uno fra i riconoscimenti più ambiti e di rilievo del panorama letterario.
7) Innumerevoli scrittori di successo hanno frequentato e poi anche tenuto un corso di scrittura creativa, fra cui:Francis Scott Fitzgerald, Iosif Aleksandrovich Brodsky, Jack Kerouac, Raymond Carver, Bret Easton Ellis, Raul Montanari e Alessandro Baricco, solo per citarne alcuni.



8) Imparare a confrontarsi con se stessi e gli altri (corsisti) è un processo di auto-scoperta, step basilare per crescere e sviluppare le proprie potenzialità.
9) Altrettanto basilare è imparare a dare corpo e concretezza alla propria fantasia e immaginazione avendone il controllo.
10) Dare spazio alle passioni equivale a prendersi cura di sé... e non si può mai sapere dove esse ci condurranno se unite alla costanza e perseveranza...


Per tutte le info sul Corso di Scrittura Creativa segui il link: http://orizzontecontemporaneo.it/corsi/corso-di-scrittura-creativa-roma.html







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Il figlio del tuono

Scritti d'artePosted by Marina Ciangoli 25 Jul, 2016 10:36

È quasi doveroso parlare di questa figura sacra, santo patrono di tutti coloro che si incamminano verso un viaggio adempiuto fisicamente, ma che è profonda metafora del viaggio spirituale e interiore che ogni buon cristiano è chiamato a compiere, nel corso della sua vita terrena. Soprannominato da Cristo stesso “figlio del tuono”, San Giacomo Maggiore, tra gli apostoli prediletti di Gesù, è il primo fra essi a portare il pesante primato di martire, ma soprattutto a dare dimora ad una delle mete del pellegrinaggio della cristianità fin dal medioevo. È nella cittadina nella rigogliosa e verdeggiante regione della Galizia, nel nord-ovest della Spagna, che sorge l’imponente cattedrale gotica di Santiago de Compostela, nel punto in cui sarebbero state ritrovate le spoglie del santo, in seguito ad una visione luminosa - da qui campus stellae, ovvero “campo stellato”, contratto poi in Compostela -, giunte fino alle coste spagnole a seguito del trafugamento del corpo, da parte dei discepoli dell’Apostolo martire.


Nell’iconografia della storia dell’arte, la rappresentazione di San Giacomo, si diffonde ampiamente, effigiato da diversi e importanti artisti nel corso dei secoli. Ci soffermiamo, su una delle versioni dipinte tra il 1630 e il 1635 dal pittore spagnolo, naturalizzato italiano, Jusepe de Ribera, detto Lo Spagnoletto.

Eccolo qui, si direbbe un uomo qualunque, dallo sguardo languido, compassionevole, persino rammaricato, in assoluta empatia con lo spettatore-pellegrino, con coloro, i fedeli, che spesso vivevano una condizione di estrema indigenza ed emarginazione.

Nell’estrema mimesis, d’impostazione caravaggesca, il San Giacomo di Ribera, palesa la sua esperienza pittorica in un momento privo d’aneddoto: nessuna scena si svolge, non ci sono personaggi di contorno, non c’è ambientazione paesaggistica: il santo è in rapporto prossemico con il fruitore, non vuole essere contemplato, osservato quale personaggio sacro, ma come dialogante costante e diretto, nell’intima religiosità domestica, quotidiana.

A distinguerlo dall’uomo comune, ci pensano i tipici attributi del santo, l’immancabile bastone del pellegrino, e in particolar modo, la peculiare conchiglia appuntata sulla veste, simbolo legato ai peregrinanti e, secondo la tradizione più accreditata, associato al rito del bruciare, spingendosi verso le coste, gli abiti consunti dal cammino e del rinfrancarsi dal viaggio cibandosi della capasanta, di cui conservavamo la conchiglia come ricordo e testimonianza del pellegrinaggio appena concluso.

L’opera di Ribera fu successivamente acquisita da Carlo IV di Spagna, per poi essere esposta nelle sale del Museo del Prado, dove tutt’oggi può essere ammirata.



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