Esperto d'Arte

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Il blog tratta argomenti legati al mondo dell'arte, in particolare alle attività svolte da Orizzonte contemporaneO in ambito di perizie, expertise, inventari, condition report, nonché alle mostre organizzate e in programma, e a cosa offre il panorama dell'arte contemporanea.

Racconti d’arte | Intervista a Gigino Falconi

ContemporaneitàPosted by Marina Ciangoli 17 Jun, 2016 11:26
Va fatta una doverosa premessa. Quest'intervista fu condotta nel corso del 2010, ma la voglio riproporre oggi, a distanza di tempo, sia in segno di stima per questo Maestro della pittura e sia perché dal racconto di sé emergono tematiche tutt'ora attuali sul sistema dell'arte, e perché fornisce un punto di vista molto netto, che sia o meno condivisibile. Come sempre sta al lettore leggere, meditare, elaborare, e costruirsi un proprio pensiero.

Buona lettura!

Durante la sua carriera ha avuto modo di conoscere personalità importanti e anche di collaborare con loro. Fra questi c’è stato il noto cantautore canadese Leonard Cohen: cosa ricorda di quell’incontro, come è nata la collaborazione e su cosa vertevano le opere intitolate Two Views che ha dedicato al lavoro di Cohen?

Si accorgerà, leggendo questo mio scritto, che non posso rispondere alle sue domande in maniera pertinente, ma devo prendere spunto da esse per parlare di me come pittore. GLI INCONTRI che ho avuto nell'arco della mia vita d'autore sono
stati innumerevoli, ma non hanno lasciato nessuna traccia e non mi va di parlarne perché li trovo irrilevanti per il mio lavoro e per la mia vita.

Anche se attento a ciò che accade nel mondo vivo da solo, distaccato da tutto, particolarmente lontano dalle istituzioni e dalla politica. Gli incontri che mi hanno fatto crescere e a cui mi sono legato sono stati quelli con quei personaggi che hanno arricchito la storia dell'arte con straordinario impegno, molti del passato e pochi di oggi. Loro sono vissuti lontani o senza la presenza di quei dannati nevrotici pseudo-intellettuali che rispondono alla definizione di critici che, con il loro operato, hanno creato solo disastri, basta pensare a De Chirico.

Anche se a lei si sono interessati diversi critici e più o meno noti non ha mai partecipato ad eventi artistici quali la Biennale di Venezia o la Quadriennale di Roma. Dipende da una sua scelta, dal tipo di mercato o da altro ancora?

Per rendersene conto, è opportuno osservarli all'opera come curatori delle edizioni delle biennali e quadriennali. Ho osservato spesso i danni che hanno arrecato all'arte, sperperando, con indifferenza e incoscienza rilevanti somme di denaro pubblico e, proprio come cittadino mi sento offeso. Come autore non sono stato mai invitato a queste due manifestazioni perché penso che avrei dato loro fastidio in quanto improponibile per i loro piani, come alcuni altri miei colleghi che hanno le mie stesse caratteristiche. Purtroppo questi signori non hanno memoria storica e mancano di quella sensibilità artistica necessaria a comprendere l'arte e si sono coalizzati in un'armata di folli deliranti atta soltanto alla distruzione di quanto rimaneva dopo l'operazione di sfascio perpetrata dal "genio" di Picasso e accecati dal loro esasperato protagonismo. Parlare di arte è un impegno troppo grosso, è necessario che si abbiano quel fuoco che brucia dentro e quella certa sensibilità che aiuta gli autori a percepire le emozioni fondamentali per la creazione di quei grandi capolavori di cui l'arte ha bisogno.

Quali sono i suoi miti ed eroi sia fra gli artisti, sia in altri ambiti culturali (scrittori, registi, musicisti ecc...)?

Negli anni settanta sono passato dal dramma urlato a quello dei silenzi e sono stato influenzato, da certe letture di Kafka, Pirandello, Dante, Shakespeare, D'Annunzio, narratori russi, e alcuni film di Bergman e Visconti. Per me dipingere è come respirare, l'unica grande passione che porto avanti dall'infanzia.


Tra gli anni sessanta e gli anni settanta il suo modo di dipingere è cambiato radicalmente. In particolare attraggono l’attenzione quelli che i critici definiscono “tagli”, e il crescente realismo tecnico, ma sempre venato di un’atmosfera onirica e surreale. Quali sono stati i motivi del cambiamento? Quale o quali i motivi di svolta?

Nella mia ricerca non ci sono passaggi contrastanti tra loro, c'è sempre, tra i vari periodi, un filo sottile e indistruttibile, che li ha tenuti uniti che si chiama coerenza di una poetica. Negli anni sessanta è per me importante, nell'uscire dai lacci dell'informale, tenendomi lontano da certe mode, TROVARE UN MIO LINGUAGGIO. Nella mia vita ci sono tanti periodi legati al grande amore per l'arte non disgiunti dal mio essere uomo sempre alla ricerca dei valori assoluti tesi, nella sublimazione della materia, verso una poesia disperatamente spiritualizzata.

Trae le sue “storie” da fatti noti (I Rosenberg, il ventennio nero,...), dalla letteratura (Dante, Shakespeare, D’Annunzio...), ma più spesso le storie dipinte sembrano, e forse sono, frutto della sua invenzione, immaginazione, di storie che racconta a se stesso: da dove trae ispirazione?

Dipingo per cicli suggeriti dalle profonde emozioni che la vita mi porta a vivere.


Diversi critici si sono interessati all’opera Luce della Croce dedicata al santo Eugene De Mazenod. Mentre è riconoscibile la figura del santo, per via dei ritratti tramandati, risultano più misteriose le altre figure dei due giovani e della donna in ginocchio. Le va di parlare come nasce l’idea per questo grande trittico, dei personaggi e la scelta di un’ambientazione, si direbbe, apocalittica?

Il grande dipinto dedicato a S. Eugène De Mazenod, l'ho eseguito nel giro di un anno, su commissione degli Oblati di Pescara e la sua realizzazione è simbolica e rappresenta il sacrificio degli umili (gli schiavi che sono le immagini di mio figlio) sublimati dall'intervento del Santo sino alla loro purificazione (la fanciulla), mentre il cielo si va schiarendo da sinistra verso destra per illuminare il mondo attraverso un divino squarcio di azzurro sul buio dell'umanità.

Negli anni sessanta ha avuto modo di sperimentare un’arte più in voga e attuale per l’epoca. Poi negli anni settanta ha deciso di scegliere la strada di una pittura dai canoni più tradizionali. In quest’epoca dove l’arte sperimenta nuove forme e linguaggi, che posto occupa secondo lei l’arte figurativa? E come è vista nell’ambiente?

Ho avuto i miei momenti di avanguardia legati a quanto stava accadendo e quando, appena trentenne, attraverso l'Informale, sono giunto quasi alla tela bianca. È un momento di grande disperazione e confusione e tanta noia. Ho chiesto aiuto al disegno, che è una mia predisposizione naturale, e alla storia dell'arte. Il quattrocento nordico, il barocco seicentesco e la drammaticità di Caravaggio mi hanno illuminato, facendomi capire che per ricostruire quella che il novecento stava distruggendo bisognava tornare a dipingere, non in maniera tradizionale, ma con un linguaggio figurativo nuovo, collegato con il passato, con la consapevolezza che la vera arte non muore mai e non sarà mai fuori moda. Questo è un LAVORO DURO che continua ancora oggi. Chi lavora come me nella disperata ricerca di un'arte non datata, degna di questo nome, innovativa e personale soffre una grande solitudine perché va CONTROCORRENTE, E VIENE ACCURATAMENTE TENUTO LONTANO da quelle due suddette manifestazioni che seguono soltanto le mode.

Le biografie a lei dedicate raccontano che ha iniziato a dipingere intorno ai sedici anni. È una passione che aveva fin dall’infanzia o c’è stato un evento scatenante che l’ha portata a seguire questo nuovo desiderio e necessità d’espressione?

Ho disegnato sin dall'infanzia e ho iniziato a dipingere a sedici anni e, verso i venti anni, ho il mio primo amore per quel grande artista che era Modigliani che mi chiarisce certi meccanismi della pittura (in seguito ce ne saranno tanti altri di amori) e, subito
dopo ho iniziato la ricerca di una mia fisionomia.

Oltre alla pittura, che è anche il suo mestiere nella vita, ha altre passioni alle quali si dedica?

Per me non c'è distinzione tra la pittura religiosa e quella profana. L'arte, anche con i soggetti più disparati, è sacra e tende costantemente verso l'alto ed io, come nella pittura, pur vivendo di fronte al mare, penso sempre alle vette dello spirito e dei monti. Anche la scultura mi piace e, ogni tanto, mi avvicino a lei con la consapevolezza che è soltanto un simpatico hobby.







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