Esperto d'Arte

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Il blog tratta argomenti legati al mondo dell'arte, in particolare alle attività svolte da Orizzonte contemporaneO in ambito di perizie, expertise, inventari, condition report, nonché alle mostre organizzate e in programma, e a cosa offre il panorama dell'arte contemporanea.

F.A.Q. Perizie d'Arte e dintorni

Servizi & AttivitàPosted by Marina Ciangoli 08 Jan, 2018 10:38


1)
Perché costa così tanto fare una perizia? E cos’è che pago?

È la questione più annosa, inutile negarlo: far stimare e autenticare un’opera costa. Ma cos’è che si paga? Innanzitutto si paga il lavoro qualificato. Un perito è un laureato e uno specialista, e nel mio caso, ho competenze storico-artistiche nonché una specializzazione post-laurea che amplia le mie conoscenze nel complesso settore del mercato dell’arte. Non è un lavoro che si può improvvisare, né è alla portata di tutti. Ma, e forse è l’aspetto più importante e sottovalutato, quello che si paga è la concreta possibilità di trasformare la propria opera in investimento. Basta rifletterci su: se si può vendere un’opera nel mercato è grazie alla documentazione rilasciata da un esperto, a fronte dei suoi studi, delle sue competenze e della sua esperienza. Oggi giorno infatti solo uno sprovveduto acquisterebbe un’opera di valore artistico ed economico senza avere in mano qualche garanzia scritta nero su bianco. Il discorso va al di là anche della questione vendita: si può avere un’idea puntuale sul proprio patrimonio solo grazie ad un esperto che avrà eseguito l’appropriata documentazione.

Ad ogni modo, per parlare di cifre, in proporzione al valore dell’opera esaminata, i costi partono da qualche centinaia di euro fino a circa dieci mila euro.

E in sintesi, come recita il proverbio: Chi più spende meno spende! / chi non spende non spande

2) Che differenza c’è tra una perizia e un expertise?

Il termine expertise è la traduzione francese del termine perizia, ma benché significhino la stessa cosa si tende a fare un distinguo. La perizia in genere contiene l'expertise, ma a differenza di quest'ultima dichiara anche il valore economico dell'opera d'arte esaminata. L'expertise invece è un documento che tende ad accentrare l'attenzione sulla paternità dell'opera e su ogni elemento utile a determinarla, costituendo così la carta d'identità dell'opera d'arte. L'expertise dovrebbe sempre accompagnare ogni opera d'arte, ma il più delle volte si tende a sottovalutare tale aspetto.

3) Qual è la procedura? E quali sono le tempistiche?

Ci sarà per cominciare un nostro incontro, perché ho bisogno di vedere ed esaminare l'opera o le opere dal vivo, e se necessario, laddove sorgessero dubbi, ad esempio a causa dello stato di conservazione, sulla paternità, ecc... le chiederò di lasciarmele in custodia qualche giorno per approfondimenti. A seconda della complessità dell’opera, si deciderà se e quali analisi diagnostiche far eseguire.

In merito alle tempistiche, non c'è un tempo preciso, perché può bastare un dettaglio non notato in una prima fase per rivoluzionare la ricerca e portare ad ulteriori approfondimenti. Nell'accordo che andremo a firmare stabilirò un tempo che va da uno a tre mesi (rinnovabile se necessario ad altri 3 mesi, e così via).

La consegna invece dipenderà dalla tempistica decisa fra le parti per il pagamento, perché verrà consegnato solo a fine saldo (è la procedura standard di tutela del professionista, non di mancanza di fiducia). Si stabilirà nell'accordo, anche l'acconto per l'inizio del lavoro, che in genere di aggira al 30% sul totale da pagare. Le verrà infine consegnato il documento su carta intestata che attesterà il valore e autenticità dell'opera e che descriverà la nel dettaglio, spiegando anche la metodologia adottata, di modo che avrà quella "carta d'identità" che le permetterà, detto in parole povere, di fare un netto distinguo tra una tela qualunque di scarso o dubbio valore, e un'opera d'arte con un valore artistico, nonché economico, riconoscibile dal mercato dell'arte.

4) Il prezzo di un’opera è arbitrario o ci sono dei parametri per stabilirlo?

Per quanto riguarda la stima economica l'unico parametro oggettivo è quello delle aste. E spiego il perché: il mercato dell'arte contemporaneo è soggetto a speculazioni e il mercato delle trattative private (come è quello delle gallerie o quello fra proprietari privati) è un mondo "selvaggio" nel senso che non ha regole precise, ogni gallerista può fare il prezzo che ritiene opportuno laddove trova clienti disposti a spendere. Ma soprattutto, il mercato privato non è tracciabile, specie quando parliamo di vendite fra privato e privato tramite mediatore. Al contrario, le case d'aste pubblicano i risultati delle aste e sono perciò sotto gli occhi di tutti. In ogni caso, qualsiasi artista, quando verrà riconosciuto come tale ad un certo livello, passerà inevitabilmente per il circuito delle aste, perché quello è il mercato ufficiale dell'arte. E' per questo che nel mio lavoro, quando vado a fare una stima tengo conto del mercato delle aste..

Oltre a tener conto di ciò che avviene nel mercato, bisogna però tener conto di alcuni fattori che determinano il prezzo di una data opera. Sul valore di un'opera incidono fattori quali l'iconografia, e cioè se l'opera appartiene ad uno stile, ad un ciclo più in voga e più ricercato rispetto ad un altro seppur dello stesso artista. Per fare un esempio è chiaro che di Picasso sono più appetibili le opere cubiste anziché quelle del periodo rosa o blu. Per fare un altro esempio, incide molto di più sul prezzo la provenienza di un'opera, se è per esempio appartenuta da una famiglia illustre o è stata in una collezione con opere d'arte di indiscusso valore storico. Altri fattori che vanno a definire il valore economico sono poi le dimensioni, la tecnica, lo stato di conservazione, ecc…

5) A cosa serve fare un inventario se l’opera ha già una precedente documentazione? Materialmente lei cosa eseguirebbe?

L'inventario mette ordine alla collezione e dà o aggiorna il valore economico, perché nelle autentiche, eventualmente pregresse o expertise, non ne è dichiarato il valore economico. La scheda riassume l'opera dal punto di vista artistico ed economico, quindi il mio lavoro verterebbe su questi due punti.


6) Casa d’asta o mercato privato?

Per la vendita di un'opera il canale da scegliere dipende solo dalle proprie esigenze. Con le case d'asta i tempi sono più brevi e si ha una visibilità pubblica e a seconda di quale casa d'asta si sceglie si può avere sull'opera una risonanza a livello nazionale ed internazionale, con un conseguente richiamo di acquirenti interessati all'acquisto. La casa d'asta ha costi che si aggirano tra il 10% e il 15% e la commissione va pagata anche in caso di invenduto. Se si verifica questa ipotesi, si deve tener conto che l'opera, a causa dell'invenduto, subirà un calo d'immagine e appetibilità agli occhi del mercato. Se si opta per il mercato privato i tempi si allungano, possono volerci mesi e anche oltre un anno prima che si concluda la vendita. Questa strada ha però diversi vantaggi, innanzitutto i costi, poiché il mediatore guadagna sulla percentuale di vendita, e il proprietario non deve quindi anticipare denaro; e, in secondo luogo, se l'opera rimane invenduta o più trattative non vengono concluse, l'opera non subisce danni in termini d'immagine, dal momento che tutto avviene a porte chiuse. Sta quindi al proprietario, sulla base dei pro e dei contro, quale percorso risponde alle proprie esigenze.

7) Ai fini della vendita ho visto che alcuni artisti hanno una loro Fondazione che rilasciano l’autentica. a questo punto a cosa serve una perizia se ai fini del riconoscimento del valore occorre l’autentica della Fondazione?

Se un artista ha alle spalle una Fondazione riconosciuta a livello nazionale o internazionale, è sempre bene passare sotto il loro giudizio, per farsi poi rilasciare l'autentica. Come detto sopra, l'autentica però non esprime il valore economico, né descrive l'opera da un punto di vista artistico e culturale, due elementi essenziali e necessari quando si vuole vendere un'opera, cosa che si risolve grazie alla perizia (verificare l'autenticità di un'opera è solo uno degli eventuali passaggi che possono riguardare il lavoro di una perizia, di per sé complesso e con diversi aspetti da esaminare).

8) Se l’opera risulta nel catalogo dell’artista ai fini della vendita è sempre meglio ottenere l’autentica della Fondazione? O magari per risparmiare si può fare solo perizia?

Come detto sopra passare per una Fondazione accreditata è un passaggio praticamente obbligato, ma un'opera per essere in un catalogo ragionato, e quindi ufficiale, è già passata per le mani della Fondazione, oppure è apparsa in qualche mostra ufficiale riconosciuta dalla Fondazione, bisogna quindi esaminare la questione. Come sopra, la perizia serve, quando si vuole vendere o anche eseguire una divisione ereditaria per esempio, per avere il valore economico e artistico dell'opera.

Per riassumere, in presenza di una Fondazione, l'autentica va richiesta a loro (ma parte del mio lavoro consiste nel fare da tramite tra fondazione e cliente), e una perizia è necessaria a fini di vendita o divisione ereditaria.

9) Come si stabilisce il compenso di un perito? E quando si devono far esaminare più opere viene applicata qualche agevolazione?

La percentuale varia a seconda della fascia di prezzo cui fa parte l'opera in questione, per i dipinti, ad esempio, le percentuali partono da un 12% e arrivano al 2,5% sul valore dell'opera. Più è alto il valore dell'opera e più diminuisce la percentuale del costo della perizia. Nel caso ci siano da esaminare più opere, dalla seconda in poi applico una riduzione del 50% sul costo effettivo della perizia. Solo la perizia della prima opera da esaminare (quella con il valore economico più alto) avrà un costo pieno.

10) Cosa succede su un’opera non è firmata? Sugli artisti antichi pare non esistano Fondazioni, a chi ci si affida allora? Mi sembra fantascienza che si possa risalire ad un artista ignoto! Mi può spiegare una semplice procedura per le opere antiche?

Anche nel caso di artisti antichi si può far ricorso ad un perito. Ma in questo caso il perito deve essere anche un attributista, ovvero, deve avere una preparazione tale che unisca la conoscenza del mercato con quella storico-artistica. Esistono anche gli studiosi esperti di un dato artista a cui rivolgersi, ma in quel caso si deve avere già un’idea di chi sia il potenziale autore, altrimenti si va alla cieca.

Per stabilire la paternità di un'opera antica si fanno studi diagnostici (UV, infrarossi, raggi x ecc...), studi inerenti lo stile, studi di archivio, di provenienza e così via, affinché si possa arrivare a capire se l'opera è autentica e da chi è stata eseguita. Se non si arriva a stabilire l'autore, ci sono diverse classificazioni: seguace, bottega, scuola, ecc...

È quindi il perito che rilascia i documenti necessari per l'autenticità e il valore artistico - economico dell'opera, dove sono spiegati la metodologia e i risultati ottenuti dai vari studi.

11) Ci sono dei casi in cui non serve spendere per le analisi diagnostiche per cui l’attribuzione è evidente anche non in presenza di firma? Oppure serve sempre, magari per rassicurare il cliente?

Sì, il laboratorio serve sempre (che ci sia o meno la firma), poi dipende dall'opera quali e quante analisi servono, specie se si sta avviando un procedimento per un’attribuzione.

Le analisi non servono per rassicurare il cliente, servono a supporto della tesi di autenticità e paternità dell'opera. Si può dire che una perizia o un expertise, è una sorta di tesina dove si dimostra qualcosa. Insomma, la diagnostica fa parte dell'iter di studio di un'opera, soprattutto in un mondo dove tutto deve essere scientifico e dimostrabile con dei fatti. E' ormai, e giustamente, lo stesso mercato dell'arte a pretenderlo, visto l'alto numero di falsi che girano (anche le firme vengono falsificate), e le grosse cantonate prese anche da famosi storici dell'arte che attribuivano un'opera soltanto guardandola...

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All’alba della comunicazione

Scritti d'artePosted by Marina Ciangoli 05 Jun, 2017 11:23

La Civiltà e la Storia hanno il loro principio, per convenzione, quando l’uomo inizia a scrivere, a documentare il proprio passaggio sulla Terra. La scrittura, è il codice che trasferisce materialmente la parola orale su un qualche supporto tangibile e visibile. Ma, l’essere umano non ha iniziato a comunicare coi suoi simili, quando ha “inventato” la parola e poi la scrittura, bensì quando ha cominciato a tracciare delle immagini sulle pareti di una caverna.


L’immagine dunque, è la comunicazione primaria ed è più arcaica della parola stessa: le immagini rupestri, precorrono la funzione della parola: la comunicazione per immagini è un’attività primordiale, una necessità ancestrale e naturale. Nel corso dei secoli e dei millenni, molte sono le cose naturali che abbiamo sopito e sotterrato, e quell’antico passato, quel bisogno innato, è in contrasto con la concezione attuale delle Arti, in una società eccessivamente pragmatica e materiale, volta al guadagno e ad una eccessiva concretezza, che di fatto annulla il valore di ciò che non è tangibile, o meglio ancora, svaluta ciò che non ha una funzione pratica, quotidiana e che non genera profluvi di denaro nell’immediato. Ma l’annichilimento operato da un eccesso di pragmatismo, talvolta propagandato, non riesce compiutamente ad avere la meglio. Tant’è, che l’arte e la cultura – seppur a fatica, e specie in Italia – continuano a sopravvivere a testimonianza di quella necessità primordiale. Un esempio più concreto ce lo danno i bambini: fin dall’infanzia, l’essere umano è portato alla creazione per immagini, e questo, non perché sia semplicemente una tipica attività infantile, piuttosto, è proprio perché la comunicazione per immagini è insita nell’uomo, nel suo DNA. Tramite il disegno, il bambino imita ciò che vede – ovvero quel che sta imparando del mondo – o quello che prova, dunque narra con l’immagine la sua condizione emotiva.

Senza scomodare e approfondire qui le ricerche e le osservazioni della psicologia, non è affatto insolito trovare individui con gravi difficoltà nella comunicazione verbale che al contrario hanno spiccate doti e abilità nella comunicazione non verbale, quale può essere il disegno.

Ad ogni modo, tutte le espressioni non verbali narrano ciò che siamo e il mondo in cui viviamo. Nella preistoria, ad esempio, l’”arte” era necessariamente naturalistica perché vi era la necessità di dominare la realtà – chiaramente per sopravvivere in un ambiente ostile e selvaggio – e dunque, la raffigurazione doveva essere riconoscibile. Oggi siamo agli antipodi, e lo spettatore medio con difficoltà si riconosce nell’arte, e forse è proprio questo il punto: non si tratta di un eccesso di concettualismo e provocazione a tutti i costi, potrebbe trattarsi di una difficoltà nel guardarci dentro, nell’essere a contatto con quella parte di noi più nascosta e profonda, con quella parte meno pratica. Forse. Qualunque sia la giusta lettura, non dimentichiamoci che la cultura non è né un passatempo domenicale, né un’attività per scansafatiche, ma piuttosto è una parte essenziale dell’essere umano: sono certa che senza la possibilità di esprimersi attraverso le arti, e di goderne gli esiti, il genere umano si sentirebbe smarrito come un cane che non può abbaiare.



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Art bites | Emanuele Garletti

ContemporaneitàPosted by Marina Ciangoli 05 Apr, 2017 11:15
L'artista di oggi è Emanuele Garletti, conosciuto col nome d'arte di Ernesto Galore. Fin dall'infanzia coltiva la passione per il disegno che lo porta ad acquisire una padronanza della mimesi con particolare intensità. Nonostante l'assiomatica abilità tecnica, la pittura di Galore, per sua stessa dichiarazione, trae spunto dall'istinto e dall'arte Espressionista. Ben visibile questa tendenza, non solo nelle tele dalle cromie squillanti, ma anche, e forse soprattutto, nella gestualità corposa e vibrante delle pennellate, che non tradiscono la rappresentazione e ne accentuano semmai la carica psicologica. Quest'ultimo aspetto è tra i più rilevanti, laddove i soggetti dipinti, sospesi nell'irreale tavolozza bianca e nera, manifestano e trascinano un'aneddotica quotidiana. L'olio su tela proposto quest'oggi è della sua più recente produzione e si tratta di un Utitled, così è solito intitolare i suoi quadri, di notevoli dimensioni: 250 x 180 cm.



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Art bites | Sara Scaremelli

ContemporaneitàPosted by Marina Ciangoli 22 Mar, 2017 11:45
Artista bresciana, nata nel 1973 e diplomatasi nel 1996 nella prestigiosa Accademia di Brera di Milano, Sara Scaremelli è un pittrice dalla tecnica sbalorditiva che indaga la psiche attraverso soggetti del tutto inaspettati. Se si è soliti ritenere che l'Io ha sede presso il volto, tanto che il ritratto, nonché la più complessa tematica dell'autoritratto, sono fra i più classici generi dell'arte, l'indirizzo pittorico di Sara Scaremelli ribalta il secolare assunto sia tematicamente che letteralmente. Tra le sue produzioni più tipicizzanti troviamo infatti una lunga serie di ritratti con soggetti... i piedi. Con la sua tecnica minuziosa, la pittrice non restituisce soltanto una mimesi suggestiva dei piedi umani, ma anche e soprattutto, la psicologia e l'emotività del soggetto cui appartengono quei piedi. Non solo il viso, o le mani, sono rivelatori di pensieri ed emozioni, ma anche i piedi dunque possono essere veicolo di un racconto psichico. In tal senso ecco proposta l'opera Erotic feet 3, una tela ad olio del 2017, che misura 50x50 cm.



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Art bites | Gigino Falconi

ContemporaneitàPosted by Marina Ciangoli 15 Mar, 2017 11:53
Del 1933 l'abruzzese Gigino Falconi, si fa portavoce di uno stile figurativo trasognato, ricco di richiami culturali medio-alti avvolti in un'atmosfera dal gusto nordico e raffinato. I suoi esordi risalgono agli anni Sessanta, laddove indaga con poca convinzione, gli stilemi più tipici dell'Informale. Ben presto però prende piede l'esigenza di costruire la rappresentazione secondo una cifra stilistica in armonia con la mimesi, senza tralasciare un linguaggio del tutto personale. Negli anni Settanta Falconi approda al figurativismo caratterizzato da scene tagliate ed interpolate, per poi arrivare alla piena maturità negli anni Novanta, con la sua tipica pittura intrisa di luoghi umidi, dall'atmosfera sfuggente e dall'accento onirico. L'opera proposta oggi è La castellana lunare una grande tela dipinta ad acrilico e datata 1994, dove protagonista è una melanconica donna vestita di bianco, dalle sembianze diafane con in mano una lattescente maschera del teatro, uno dei simboli pittorici più cari e ricorrenti del Maestro Falconi. Alle spalle della castellana, si erge una maestosa e monumentale luna, infagottata quasi del tutto nell’oscurità. Sul terreno lunare, deserto e spettrale, si alzano antiche rovine di un castello medioevale: ne riamane una torre, e le rovine delle mura della fortezza, nel palpabile silenzio tipico dell'arte di Falconi.





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Art bites | Gehard Demetz

ContemporaneitàPosted by Marina Ciangoli 18 Jan, 2017 12:11

E quest'oggi voglio portare la vostra attenzione su uno scultore che come pochi ha fatto della sua cifra artistica la sua riconoscibilità. Una parte essenziale, non da poco, è quella di far emergere spontaneamente, nel fruitore, la risposta alla domanda: di chi è quest'opera? Succede osservando le sculture di Gehard Demetz, che fa rimbalzare alla mente subito il suo nome. Nato in quel di Bolzano nel 1972, ha fatto del legno il suo medium principe, come vuole la tradizione altoatesina, ma utilizza altresì, con pari maestria il bronzo. Una tecnica figurativa precisa e curata nel dettaglio quella di Demetz, che fa del mondo infantile il suo soggetto prediletto. Ma la caratteristica che ha la stessa funzione della firma, dell'auto affermazione, è di certo l'utilizzo delle fessure che frastagliano la materia lignea scultorea. Lo spazio, dall'eco fontaniano, si interpola alla rappresentazione, istituendo un rapporto di continuità tra arte e vita, tra reale e rappresentazione. L'opera qui riportata è Gloomy Sunday una scultura in legno datata 2007.









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Art bites | Claudia Giraudo

ContemporaneitàPosted by Marina Ciangoli 07 Dec, 2016 11:41
Formatasi all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino l'artista proposta oggi è la pittrice Claudia Giraudo. È tra la tecnica raffinata, tra echi stilistici nordici e cinquecenteschi, e una precisa cifra simbolica che prende forma la grammatica artistica della torinese, laddove figure ritratte in vivide e articolate cromie si stagliano su fondi per lo più neutri dalla tonalità zenitale. L'opera proposta si intitola Doppio sogno, una grande tela dipinta con la tecnica ad olio, realizzata nel 2016. La figura chiave è la bambina bendata che tiene fra le mani una civetta, seduta alle spalle del suo doppio in posa speculare con in mano una palla da gioco e con lo sguardo traverso, penetrante e vagamente oscuro rivolto verso lo spettatore. La civetta simbolo della chiaroveggenza e della sapienza non a caso è tra le mani della bambina bendata come a dichiarare una visione e conoscenza interiore senza la frapposizione e mediazione dei sensi.





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Una luce sul mondo

Scritti d'artePosted by Marina Ciangoli 05 Nov, 2016 12:21

Erwin Olaf vuol dire fotografia. È tra i più stimati esponenti della fotografia contemporanea, grazie alla sua cifra stilistica immediatamente riconoscibile, ad una poetica ben delineata, senza virtuosismi vuoti, e ad un’invidiabile conoscenza del mezzo tecnico fotografico.
Nasce nel 1959 a Hilversum in Olanda, ed è studiando alla Scuola di Giornalismo di Utrecht che si accosta alla fotografia. Ma non è il reportage la strada da battere per il giovane Olaf. L’aderenza alla realtà, tipica del linguaggio di reportage, non è in diretta continuità con la sua sensibilità artistica, che lo porta piuttosto a scovare e rimestare ciò che sobbolle e soggiace nella propria interiorità. Dal grado zero della fotografia, si sposta allora verso la messa in scena, vira in una realtà altra che subentra alla nostra, quasi fosse una mise en abyme. Anche se è ben dichiarato l’intento di Olaf di portare in scena e davanti l’obiettivo la propria realtà interiore, resta un sottile margine di instabilità tra ciò che vediamo, così reale e vissuto nella quotidianità di ognuno di noi, e quella sua tipica atmosfera straniante, mediata dall’uso della luce che è la chiave di volta, il fulcro e cuore pulsante di tutta la produzione artistica dell’olandese. Senza quella luce non ci sarebbe Erwin Olaf.
Quello che indaga Olaf con la sua ricerca artistica, non contempla solo i propri stati d'animo, ma anche ciò che la sua interiorità filtra del mondo esterno. Olaf in diverse interviste dichiara che spesso trae ispirazione dal divano di casa, guardando brutti programmi alla TV. Le incoerenze, le brutture, i taboo sono fonte d'ispirazione per i suoi lavori. Tra le serie da annoverare ci sono Hotel room, Grief, Hope, Key Hole e la recente Light. Una delle serie più riuscite e che più ha fatto discutere è stata senza dubbio Royal Blood del 2000, dove Olaf immortalava nei suoi scatti una serie di morti violente, di stampo ”regale”. Per chi si prende la briga di andare oltre il mero senso della vista, e non si lascerà impressionare da queste composizioni sanguinanti, avrà modo di scoprire un'analisi della nostra società ad opera di Olaf. Uno degli scatti più potenti, ritrae una rappresentazione della morte di Lady Diana.

La seduzione estetica di questa foto, e in genere di questa serie, trae forza e vigore dal messaggio lanciato dal fotografo: la nostra società venera la violenza, è ovunque, ma è un argomento di cui si discute solo superficialmente. Basta guardare un film dei nostri amici yankee: girare una scena violenta o girare una scena conviviale, spesso, è la stessa cosa! Nello specifico poi, la serie parla di quella morbosa fascinazione che sta attorno alle morti violente delle celebrità, in questo caso di personaggi della storia che hanno detenuto un qualche potere. E non c'è potere senza sangue versato, sangue che, lo si può tranquillamente interpretare come simbolo della Storia.
Non può che essere apprezzabile il gioco di contrasti, retto ad arte dall'opposizione tra la crudezza del contenuto e la bellezza irreale e perfetta della forma.

Spostandoci nel mercato dell’arte, Olaf si comporta più che bene, tenendo conto che la fotografia è un segmento a sé e considerato un genere “minore”. E questo va visto come un grosso vantaggio per gli amanti della fotografia, che possono aggiudicarsi buoni pezzi di interessati autori sia viventi che del passato.
Suoi top price provengono dalla serie Hope del 2005 e Grief del 2007.
In vetta troviamo il 4° esemplare di una tiratura di 10, intitolato The Hallway from Hope una stampa Lambda, montata con il metodo Diasec, che misura 119,7 x 171,5 cm, venduta dallamason Phillips per 34.663 euro nell’ottobre del 2014. A seguire in classifica troviamo Troy (Portrait) dalla serie Grief, una stampa Lambda di 132 x 99,7 cm datata 2007, proveniente da una collezione londinese aggiudicata, sempre da Philips, per 20.932 euro nel novembre del 2011. Medaglia di bronzo per un’altra fotografia della serie Hope, una stampa cromogenica, 2° esemplare di una tiratura di 10, dal titolo Hope 5 battuta all’asta da Chriestie’s per una cifra di 27.416 euro nell’ottobre del 2009 che misura 121,9 x 121,9 cm.



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