Esperto d'Arte

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Le donne sospese di Hopper

Scritti d'artePosted by Marina Ciangoli 04 Apr, 2016 11:38

Antalgico è il tempo e l’atmosfera che riempie stanze di motel, portici di abitazioni, sale cinematografiche, vagoni treno, tavole calde e ristoranti. Sospese nell’immobilità atemporale, come rapite dalla singolarità di un buco nero, le donne di Edward Hopper contemplano in eterno la propria e l’altrui esistenza, nell’infinita notte o nell’infinito giorno delle pennellate tremule di cui sono composte.

Molteplici pensieri le attraversano, ma a mala pena un brusio di voci confuse per chi le osserva, che deve acuire l’attenzione per non sentire comunque nulla di quei dialoghi interiori. Le uniche cose che sembrano muoversi nella sospensione pittorica di Hopper sono quei pensieri.

Inglobate nella loro dimensione intima, circondate da spazi tendenzialmente bidimensionali e schiacciati, le donne di Hopper ci raccontano di una calma solitudine nella frenesia della metropoli, e più in generale del caos della nuova società del progresso, degli affari, dell’iper-comunicazione e intercomunicazione crescente.

Un po’ tutte spiate, queste figure spaesate, sospese in una dimensione che ha del metafisico, sembrano come alloggiate nel noto diner di uno dei massimi capolavori di Hopper Nighthawks: le guardiamo, senza la paura di essere scoperti, dall’altro lato della strada, separati, ma non celati alla vista dalla grande vetrata metaforica del diner, che altro non è se non la frontiera estetica tra mondo reale e mondo della rappresentazione. E allora eccole in Morning sun una di queste donne sospese irradiata dalla luce del mattino o in Hotel room scavata nella propria eterna solitudine pensante, avvolta in un intimo oblio.

Hopper, il pittore del silenzio e della solitudine, capace di lasciare tutto il mondo fuori, conservando però l’essenza dello spirito, di ciò che conta davvero dell’universo interiore degli individui, si serve di costruzioni spaziali essenziali e di cromie bilanciate, di giochi d’ombra e luci capaci di catturare l’anima dell’azione, o, per essere più esatti, della non-azione, tale da congelare, sospendere l’attimo che parla, lasciando aperto all’interpretazione dello spettatore che riempirà i vuoti narrativi intenzionalmente lasciati delle proprie fantasie, dei monologhi e dialoghi interiori, dei propri ricordi e delle proprie supposizioni.

Una grande collezione pubblica di Edward Hopper si trova al Whitney Museum di New York, per stessa volontà dell’artista che lasciò al museo la collezione d’opere in suo possesso al momento della morte, avvenuta nel 1967. Alcune opere, invece, si possono ammirare anche in Europa, in Spagna per l’esattezza, al Thyssen-Bornemisza di Madrid e al Toledo Museum of Art.



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